
"Tu che ritieni di gustare la vita, leggi queste pagine fatte di stupide libere parole. Tu che vivi nella negazione, continua a tenere gli occhi chiusi"

L'agire libertino tocca sì, e con il giusto gusto, il problema dei corpi, nel toccare senza ritegno prima di tutto il modo nel quale ci viene detto di toccare il corpo.
dell'accettazione del senso comune, la sfera del corpo si staglia senz'altro come un caldo punto di ristoro sul cammino del cane randagio.
impegnatevi allora tutti, perdio, a fare maggiore presa sulla mente vergine del bambino. Piantate più a fondo l'acciaio della Dottrina nella mollezza del suo cervello incorrotto! Siate più pronti nel trarre vantaggio dall'assenza di resistenze che la sua mente morbida vi offre: fate in modo che, da adulto, non possa egli correre il rischio di scordare o confondere il vostro corretto insegnamento,questo spleen che accaviglia l'amorale
regalo forse d'un dio amante del castigo?
figlio dell'agio normale in occidente?
e se fosse d'una donna, il nome che rattrista?
o d'un uomo magari? Mente mente..
Per non parlare della nuda angoscia
che porta la ricerca d'uno scopo:
il frutto è ombroso, amaro il morso.
Stilla goccia goccia, il cuore inchioda
ma cos'è? paura, paranoia, gusto perso?
stolti dubbi dicembrini d'un vivente
come il dubbio che t'assale in quel momento
quando, sudato, ti chiedi se sei niente
quando congedi l'affanno della bestia:
cinque minuti di freddo postorgasmico
sfatto eppure mai, mai fosti così lucido.
un giorno è un anno, un anno un giorno
e vita scorre altezzosa, non si volta
se non per canzonare, la gran troia.
Sicchè il blues d'inverno adesso suona
e col tono d'una vittima col boia
mi chiedo: quale obbligo, che binario
quale argine farà scorrere il mio flusso?
Guardo intorno, guardo il giusto:
un vecchio amico sarà padre, cosa dirgli?
la società prevede una famiglia
oppure un contributo produttivo
meglio ancora se entrambi nel contempo:
ogni tanto sfogherai l'uno nell'altro.
Chiamano povero, maledetto il nomade
senza posa, senza casa, senza niente
ma maggiormente m'intristisce lo stanziale
che non fa altro che morire lentamente.
Il blues d'inverno ha una sola nota triste
si ripete: Che fare con quel bene di valore
(il solo), che fare della vita? c'è potere?
dov'è nascosto cazzo il senso delle cose?
Un'Alta Domanda presenta molto rischio:
sempre alto è il prezzo della Vista,
alta l'altezza da cui cadi se rispondi.
"Comunque, in fonderia cercano sempre"
sintetizzando m'aiuterebbe, forse, un battutista.


Allo scoccare del quarto di secolo, questo vecchio putto decide di prendersi una vacanza dall'imperativo razionale dell'argomentazione, e di produrre un semplice elenco di capricciose definizioni.
amore: biochimicamente parlando, intossicazione di notevole insensità quanto di breve durata.
scientifico:
opinione: errore di ragionamento.
pace: l'intervallo tra una guerra e l'altra (***).
qualcuno: statisticamente, un idiota.
et
Qualcuno: statisticamente, un idiota importante per un altro idiota.
n.b. il Qualcuno di qualcuno è sempre il qualcuno di Qualcun altro.
religione: classico caso di scherzo sfuggito di mano agli autori.
in psichiatria: pulsione a dichiarare peccato ciò che sarebbe giusto, e giusto ciò che sarebbe un peccato fare.
militare: ottimo casus belli.
sesso: per le più varie ragioni, causa fondante unica ed integrale del P.I.L. di una Nazione.
troia:
economico: oggetto di contrabbando in tutto il mondo, che un piccolo gruppo di governi illuminati, in apparente deroga al mandato di categoria, hanno posto sotto particolare tutela.
geografico: città sfigata sotto diversi punti di vista.
uomo: universale esempio di inefficienza energetica. Un intero organismo che vegeta in funzione di una sua appendice, il pene.
et
Uomo: a detta di molti, la forma di vita più rara del Pianeta. Provvisto comunque di pene.
vita: processo la cui durata media, in Europa, permette di norma all'individuo di diventare, negli anni, ciò che ha sempre odiato. Di converso, la cintura equatoriale è piena di Paesi nei quali la durata media della vita permette agli abitanti di evitarsi il dispiacere.
zavorra: sinonimo di educazione.
figurato: deterrente con il quale la società si tutela rispetto alla possibile insolvenza del singolo. Ogni società elabora nel tempo le zavorre con le quali opportunamente tenere l'individuo ben saldo in terra, in modo che, una volta adulto, possa coscienziosamente lavorare e consumare, arrivando così a ripagare, secondo interessi altissimi, il piccolo investimento unitario iniziale che la società aveva fatto allevandolo.
n.b. buone zavorre sono fondamentali alla società per contenere la quota fisiologica di devianza sotto la soglia limite della rivoluzione.
Quale nazione ha ideato la scolarizzazione di massa sotto il controllo statale? La Francia post rivoluzionaria.
Avevano preso paura, si attivarono perchè non accadesse mai più.
(*) M. Houellebecq.
(**) qualunque studio ambientale.
(***) qualunque libro di storia.
Iper-esposizione dei punti di forza, occultamento ad oltranza dei punti di debolezza.
quante bestie che si vedono in un albergo a quattro stelle... 

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Ciò che era un palazzo di nobili è oggi un covo di topi e uccelli: all'occhio curioso ne risente forse la maestosità dei suoi profili? Non giunge all'immaginante orecchio ancora l'eco dei giocosi amplessi, degli intrighi, delle commedie che si tenevano tra le sue mura e sulle sue loggette? Ecco, guardiamo il portone che un tempo faceva largo al potente, e che ora giace scrostato e bruciato dal sole. Ebbene, il cuore attento non vi intravede ancora il fastidio di chi lo varcava altezzoso per uscire in città e mischiarsi al popolo, o il sogno di chi, speranzoso, dalla città lo attraversava per salire a palazzo e chiedere favori e privilegi?

Non che nel bosco si arresti l'incessante biella che muove il mondo..

Questi miei occhi mi permettono di raccontare come all'ingresso di molte grandi basiliche italiane vengono venduti kimono usa e getta perchè le avvenenze delle donne entranti vengano prontamente coperte. Si copre la femmina per non turbare il maschio. Benissimo, il suolo sacro è loro, decidano di conseguenza le loro regole. Ma noi, di suolo sacro, siamo sprovvisti. Le nostre absidi sono le montagne, di nuvole sono affrescate le nostre volte. Non d'oro, ma di terra è fatto il nostro altare, e accade non di rado che il corpo arrivi ad essere il nostro miglior tabernacolo. Ne consegue dunque che le nostre cattedrali siano molto, molto più leggere delle loro: di tutto lo sfruttamento di cui stillano le loro pur bellissime pietre, impilate su altre pietre non certo dai vescovi in persona, noi non ci gloriamo.



Cos'è il lusso della scelta?
